Il Mediterraneo e il riscaldamento globale: quando a migrare sono i pesci

Tra specie endemiche, tropicali e boreali il nostro mare pare rispecchiare l’eterogeneità dei popoli che da sempre vi si affacciano. Oggi il riscaldamento globale sta accelerando l’ingresso di specie tropicali nel nostro bacino. Una lotta tra pesci, in fondo non tanto diversi da noi.

sciarrano
fonte: https://www.flickr.com/photos/eric20166/14515480790/

Un mare tra le terre

Il bacino del Mediterraneo pur rappresentando solo l’% delle masse oceaniche, costituisce uno specchio d’acqua dalle caratterstiche uniche, che ospita il  6% della biodiverità ittica mondiale, nonchè uno degli elementi più importanti per lo sviluppo della civiltà e cultura occidentale.

Il mare unisce i paesi che separa” recita un famoso detto. E il Mediterraneo è stato il mezzo attraverso cui culture distanti e per certi versi dissonanti si sono plasmate le une con le altre fino a sfumarne i confini e a creare quella che in effetti può essere definita una “cultura mediterranea” mix tra oriente, occidente e il grande continente africano.

Così come le sue acque, al centro tra più mondi, hanno creato un melting pot di culture eterogenee, allo stesso modo anche la fauna ittica del Mediterraneo può essere vista come un eterogeneo insieme di specie appartenti a mondi differenti. Aspetti tropicali e tratti temperato-freddi caratterizzano all’unisono l’insieme della fauna ittica del Mediterraneo, che per questo può essere visto come uno dei più ricchi e diversificati ambienti marini del mondo.

Cominciamo a eseminare da vicino come si è composto questo “fritto misto” così ben preparato; da dove hanno origine le varie specie di pesci del Mediterraneo?

Specie Atlantico-Mediterranee

Un folto gruppo di specie e più in generale di famiglie hanno una loro precisa collocazione all’interno della fauna ittica Atlantico-Mediterranea, cioè sono distribuite tanto nel Mediterraneo quanto nell’Atlantico, con una distinzione: alcune occupano le acque tropicali dell’Oceano, andando da Gibilterra fino alle coste del Senegal: sono specie quindi ad affinità tropicale e tra queste ricordiamo la coloratissima donzella pavonina  (Thalassoma pavo), meraviglioso esempio di Labride dagli sgargianti colori tropicali; altre specie invece sono diffuse lungo le coste Europee a nord di Gibilterra, spingendosi talvolta fino alle coste della Gran Bretagna o anche più su, nei freddi mari del Nord: è il caso ad esempio dello Spratto (Sprattus sprattus), molto comune nella parte alta dell’Adriatico (dove è conosciuto e apprezzato col nome di Saraghina o Papalina) e che si ritrova poi in Atlantico fino alle coste Scandinave. Tutte queste specie hanno in comune il fatto di utilizzare lo stretto di Gibilterra come corridoio di passaggio che permette una continuità genetica tra le varie popolazioni.

Specie endemiche

Numerose poi sono le specie endemiche, che cioè possono essere ritrovate solo nelle acque Mediterranee. Sebbene a livello di specie l’endemismo sia piuttosto diffuso, a livello di famiglia tale fenomeno non è ravvisabile; con questa affermazione intendiamo dire che tutti i pesci del Mediterraneo appartengono a famiglie di pesci che hanno almeno un rappresentante in un mare diverso da questo.

Specie Lessepsiane

Il terzo gruppo di specie sono quelle di origine Indo-Pacifica. Si tratta di specie provenienti dal Mar rosso, entrate nel bacino Mediterraneo in seguito all’apertura del Canale di Suez (dette “Lessepsiane dal nome del visconte “de  Lesseps“, che promosse e realizzò l’opera). Il canale di Suez, che collega appunto il Mar Mediterraneo con il Mar Rosso, fu inaugurato nel 1869 e da quel momento è iniziato un processo di profondo cambiamento della fauna ittica del Mediterraneo, un processo che oggi ha visto una incredibile accelerazione a causa del rapido riscaldamento delle acque Mediterranee.

Gli effetti del riscaldamento globale

La capacità di una specie alloctona (cioè non originaria del posto in cui viene ritrovata) di diventare invasiva e stabilirsi nel nuovo ambiente, infatti, dipende da molti fattori, e non è scontato che la semplice creazione di un corridoio possa essere sufficiente a determinare la contaminazione delle popolazioni. Grazie alle differenze di temperatura e salinità esistenti, per molto tempo le specie che, provenendo dal Mar rosso, sono riuscite a colonizzare il Mediterraneo sono state relativamente poche. Negli ultimi anni però le acque del Mediterraneo si stanno riscaldando sempre più, e la sua salinità sta aumentando, soprattutto nel bacino orientale, avvicinandosi alle condizioni fisiche del vicino bacino tropicale. Questo cambiamento ha determinato un’impennata nel numero di specie Lessepsiane (che cioè hanno colonizzato il Mediterraneo attraverso Suez) e stiamo assistendo ad una progressiva divisione tra le popolazioni di pesci del Mediterraneo che abitano nella parte Occidentale da quelle che abitano la parte Orientale, con queste ultime che sempre di più stanno assumendo le caratteristiche di una fauna tropicale. La parte più settentrionale del bacino inoltre sta gradualmente mutando le sue caratteristiche, avvicinandole sempre di più a quelle delle regioni più meridionali.

Cosa ci aspetta?

Il futuro della fauna ittica Mediteranea è ancora incerto. In questo momento il nostro mare è un territorio di lotta, in cui fauna tropicale indo-pacifica e fauna atlantica combattono per affermarsi in quello che i romani superbamente chiamavano  “Mare Nostrum”. Ancora una volta la natura sembra sottilineare, con le proprie vicende, i momenti importanti della storia dell’uomo. Come una appropriata colonna sonora, la spinta migratoria delle specie animali accompagna quella degli uomini; il mare, teatro di due battaglie così simili e così diverse, forse prova a ricordarci che siamo piccoli di fronte alla vastità della natura, ed è folle immaginare di costruire argini quando a straripare sono le acque degli oceani.

Bibliografia:

Mori M. “Ecologia, biologia e diversità dei pesci ossei e cartilaginei – cap.6″ – Università Politecnica delle Marche / Funiber

Licenza foto:

https://creativecommons.org/publicdomain/mark/1.0/

 

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