Il lavoro del sommozzatore: l’Operatore Tecnico Subacqueo

Il lavoro del sommozzatore è un mestiere affascinante e avventuroso, che racchiude impegno e fatica ma anche tanta passione e una vita ricca di soddisfazioni. Quello del subacqueo professionista non è un lavoro per tutti, richiede requisiti fisici e psicologici particolari, ma rappresenta una porta d’accesso verso la realizzazione di un sogno per tanti amanti della vita sotto il mare, incarnando a volte l’unico modo per sentirsi davvero parte del nostro amato oceano.

La figura del sommozzatore di professione in Italia è rappresentata dall’Operatore Tecnico Subacqueo, un professionista qualificato che agisce in supporto alle attività industriali e portuali che richiedono l’impiego di personale altamente specializzato. L’acceso alla professione è legato al completamento di uno specifico corso di addestramento professionale e le prospettive, sia occupazionali che retributive, sono sicuramente tra le più interessanti del panorama industriale nazionale.

Sommario:

 

Cosa fa un Operatore Tecnico Subacqueo?

Il lavoro del sommozzatore è una attività molto varia, che racchiude un ampio ventaglio di settori e differenti situazioni lavorative. I principali settori di attività in cui un subacqueo professionista può essere coinvolto sono di due tipi:

– Lavori portuali

– Lavori Offshore

A questi due ambiti si affiancano altri settori minori ma che rappresentano comunque un interessante fonte di lavoro. Tra questi annoveriamo i lavori tecnico scientifici in cui spesso è richiesta la presenza di sommozzatori professionisti in supporto al personale scientifico. E’ il caso, ad esempio, degli interventi legati ai monitoraggi ambientali, al ripristino di ecosistemi marini degradati, alle ricerche in ambito archeologico e alle bonifiche da ordigni bellici. Non è raro che professionisti laureati in settori quali l’archeologia e la biologia marina decidano infatti di arricchire la propria competenza con l’attestato di Operatore Tecnico Subacqueo che garantisce loro di operare in autonomia e nel pieno rispetto della legge.

lavoro sommozzatore
Sommozzatore OTS al lavoro – Licenza CC

Il settore portuale: la principale fonte di lavoro del sommozzatore professionista

La maggior parte di coloro che svolgono attività subacquea per lavoro è impiegata nel settore dei lavori portuali. Questo settore include la costruzione e manutenzione delle banchine portuali, il montaggio dei pontili galleggianti nei porti turistici stagionali, la realizzazione di campi boe e gli interventi di manutenzione e ispezione di barche e navi.

I lavori di manutenzione alle navi commerciali, ad esempio, contemplano la necessità periodica di effettuare la pulizia delle griglie di protezione delle condotte che richiamano le acque di raffreddamento del motore; la pulizia delle eliche e del timone; l’ispezione visiva allo scafo per il mantenimento delle certificazioni necessarie alla navigazione. Il sommozzatore professionista esegue tutte queste lavorazioni, così come piccoli interventi di manutenzione a scafo galleggiante come ad esempio la sostituzione degli anodi sacrificali.

Nei lavori portuali che tipicamente coinvolgono il lavoro dei sommozzatori vi è anche il posizionamento e il ripristino di corpi morti e catene destinate all’ormeggio e il posizionamento e la manutenzione delle grandi boe di segnalazione

Il settore Offshore: la punta di diamante del lavoro subacqueo

Un posto di rilievo nel panorama dei sommozzatori professionisti è occupato da coloro che svolgono attività di lavoro Offshore. Questa dicitura sta ad indicare le attività svolte in alto mare, che prevedono l’utilizzo di attrezzature e procedure che a volte rasentano i limiti delle capacità umane. I settori di intervento principali dei sommozzatori che lavorano offshore sono legati all’estrazione petrolifera, ma in misura minore anche all’installazione e manutenzione di impianti di energia eolica e al recupero di grandi strutture o navi affondate.

I lavori tecnicamente più impegnativi sono quelli che ricadono nel novero delle operazioni di alto fondale, in cui in genere si utilizza la tecnica della saturazione. Questa procedura, riservata solo a sommozzatori di grande esperienza e consolidate capacità, prevede la permanenza del subacqueo in ambiente iperbarico per diversi giorni, generalmente dalle due alle tre settimane. Il settore Offshore ha rappresentato per molto tempo uno dei lavori più richiesti e remunerativi di tutta l’attività industriale; oggi, a causa soprattutto del calo del prezzo del petrolio, la situazione lavorativa purtroppo è molto cambiata, e non in meglio. La possibilità di essere impiegati in questo settore spesso è spesso condizionata all’ottenimento di certificazioni che solo istituti esteri sono in grado di fornire.

saldatura sommozzatore
Sommozzatore OTS al lavoro: saldatura subacquea – Licenza CC

La saturazione, una tecnica estrema di lavoro subacqueo

Il principio su cui si basa questa tecnica si fonda sul fatto che, ad una determinata pressione, i gas inerti diffonderanno nei tessuti fino a raggiungere una determinata concentrazione, dopo di che i tessuti saranno “saturi” e non potranno assorbire ulteriore gas al loro interno. Questo significa che i tempi necessari alla decompressione per far tornare in superficie il sommozzatore in sicurezza aumentano fino al raggiungimento del livello di saturazione per poi rimanere invariati al perdurare dell’esposizione alle elevate pressioni. I sommozzatori che lavorano in saturazione vengono quindi fatti entrare in una grande camera iperbarica e portati rapidamente alla pressione equivalente alla profondità in cui andranno a lavorare. Da quel momento la camera iperbarica sarà la loro casa fino alla fine del turno, tipicamente di 28 giorni. La camera iperbarica è dotata di un modulo staccabile, detto campana chiusa, in cui i sommozzatori entrano ogni giorno per iniziare il turno di lavoro. La gru cala la campana alla profondità di lavoro e il turno inizia. Al termine delle 8 ore la squadra di lavoro viene fatta rientrare nella camera iperbarica e sostituita con un’ altra squadra che nel frattempo è rimasta in attesa in camera. Il ciclo prosegue fino al momento in cui, passate alcune settimane, i subacquei vengono riportati gradualmente alla pressione di 1 ATM e possono uscire e rivedere finalmente la luce del sole.

Operatore Tecnico Subacqueo: la normativa di riferimento per il lavoro del sommozzatore

L’istituzione della categoria dei sommozzatori professionisti è avvenuta nel 1979 con il DM del 13 Gennaio; i successivi DM 31 Marzo 1981 e 02 Febbraio 1982 hanno poi aggiunto necessari aggiustamenti alla normativa, che ad oggi rimane quella di riferimento. In questo quadro normativo viene superata la figura del palombaro, seppure formalmente ancora esistente, e si definisce la figura dell’Operatore Tecnico Subacqueo, la cui formazione deve essere certificata mediante la partecipazione a corsi specifici e autorizzati dalle pubbliche amministrazione. Il palombaro, infatti, era formalmente privo di una formazione specifica e l’iscrizione al registro palombari della capitaneria di porto poteva essere effettuata semplicemente dopo due anni di imbarco su qualunque imbarcazione registrata.

L’OTS, per poter operare, deve essere iscritto nel registro apposito della Capitaneria di Porto e può operare su tutto il territorio nazionale. Ogni anno, il sommozzatore professionista deve sottoporsi a specifiche visite mediche che ne attestino il mantenimento dei requisiti fisici e siano certificate dalla Capitaneria di Porto presso cui si è iscritti.

La corretta esecuzione dei lavori in immersione è invece definita dalla norma Uni 11366, a cui è conferito valore di legge dal Decreto legge 24 Gennaio 2012. In tale normativa si impone, tra l’altro, ai sommozzatori di operare con specifica attrezzatura, dotati di casco e collegati alla superficie mediante cavi ombelicali che forniscano aria o miscele di gas diverse dall’aria, telefono subacqueo e tubo pneumo per il controllo della profondità e le comunicazioni con la superficie. Tali circostanze separano nettamente le procedure operative dei sommozzatori professionisti rispetto ai cosiddetti subacquei ricreativi, che si immergono per scopo ludico o sportivo.

OTS: dove fare il corso?

A questo punto vi starete chiedendo: quali sono e dove si trovano le scuole che permettono di acquisire la certificazione OTS ed entrare finalmente nel mondo del lavoro subacqueo?

In Italia ci sono alcune scuole che rappresentano un punto di riferimento per la formazione subacquea: la scuola Marco Polo, a Roma, è stata una delle prime realtà del settore e tutt’ora eroga con regolarità corsi validi per ottenere la certificazione; a La Spezia, in Liguria, si trova l’Hydrolab Hydrocat, altro centro che vanta una lunga tradizione in merito; un ruolo di spicco sta via via assumendo negli anni anche il Cedifop, ente siciliano di formazione con sede a Palermo. A queste organizzazioni si uniscono altre realtà che in modo meno continuativo organizzano corsi validi per l’iscrizione ai registri delle capitanerie di porto, spesso avvalendosi della partecipazione di fondi regionali che riducano o azzerino il costo del corso. La spesa, in assenza di finanziamenti pubblici, si aggira tra i 4.000 e i 5.000 euro per un corso base della durata di 600 ore.

Immagine in copertina: Licenza CC

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