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Squalo Bianco : Tutto sul più iconico predatore del mare

Tra tutti i grandi predatori con cui l’uomo si sia mai confrontato, Carcharodon carcharias, lo Squalo Bianco, occupa un posto di rilievo nella fantasia di ognuno. Da qualche parte, nel più profondo blu, i suoi efficienti occhi scrutano nell’ombra alla ricerca di un movimento in superficie. Sensi alieni, sofisticate dotazioni di una macchina antica e perfetta, scandagliano l’oceano nell’attesa del momento appropriato…la spuma ribolle, il silenzio si rompe, il mare è teatro del più emozionante degli spettacoli: la caccia del Grande Squalo Bianco.

Contenuti:

Squalo Bianco: dimensioni e peso

Il più grande pesce predatore del mare è l’unica specie vivente di un glorioso genere di squali chiamato Carcharodon. In questo genere, fino a poco tempo fa, tutti gli studiosi inserivano anche il più spaventoso squalo conosciuto, il Megalodonte. Ricerche recenti hanno però gettato più di un ombra sulla parentela tra questo leggendario predatore ormai estinto e il grande Squalo Bianco. Ad oggi, quindi, il genere Carcharodon conta solo nove specie, di cui otto estinte.

Con i suoi 6,5 metri di lunghezza massima e 1200 kg di peso, lo Squalo Bianco rappresenta il più grande pesce predatore vivente. La fama di assassino spietato e brutale, che soprattutto Hollywood ha purtroppo contribuito a cucire sulla pelle del Grande Squalo Bianco, ha distolto troppo spesso l’attenzione sulla sua reale condizione. Il predatore più temibile dei mari è una specie vulnerabile, che rischia di cadere, come altre prima di lui, sotto la scure dell’incoscienza umana.

Squalo Bianco: come riconoscerlo?

Il nome Squalo Bianco, in inglese Great White Shark (da cui la versione italiana, Grande Squalo Bianco) enfatizza il colore bianco della parte inferiore del corpo di questo predatore. Il suo dorso, invece, è colorato da un motivo a contrasto di blu scuro, grigio e marrone. La colorazione differente nei due piani del corpo è comune a moltissimi animali marini ed ha chiaramente un significato mimetico. Visto dall’ alto, il profilo dello squalo bianco tende a confondersi con l’oscurità delle profondità oceaniche; visto da sotto il bianco del ventre si confonde con i rilessi del sole che si specchia sulla superficie del mare.

Il muso è imponente, dalla forma conica e grossolanamente appuntito, le pinne sono grandi e proporzionate alla possenza del corpo. Rispetto alla maggior parte degli squali , la coda è solo moderatamente eterocerca, cioè presenta un lobo superiore solo di poco più pronunciato di quello inferiore. Questa forma particolare della coda è detta “coda lunata” ed è caratteristica di poche altre specie di squalo (come il mako e lo smeriglio). Le pinne pettorali hanno una forma piatta, ad ala, ed un profilo idrodinamico che produce una leggera spinta verso l’alto, necessaria al galleggiamento. Gli squali, infatti, non sono provvisti di vescica natatoria. L’assetto neutro in acqua è garantito dalla spinta leggermente positiva delle pinne durante il nuoto unitamente alle grandi riserve di grasso (“squalene”) contenute nel fegato.

Altra caratteristica tipica dello Squalo Bianco, che aiuta a distinguerlo da altri squali dalla coda lunata, è la forma dei denti, i cui bordi grossolanamente seghettati aiutano a lacerare la carne con grande efficacia. Molti squali posseggono una struttura speciale, come una palpebra trasparente aggiuntiva, detta membrana nittitante, posta all’interno dell’occhio. Durante gli attacchi, possono espanderla in modo da ricoprire per intero l’occhio e così proteggerlo senza perdere del tutto la vista. Lo Squalo Bianco manca di questa capacità, per cui deve ruotare gli occhi all’indietro al momento dell’attacco, per proteggersi da eventuali pericolose ferite.

Dove vive lo squalo bianco?

Alimentazione Squalo Bianco
Squalo Bianco alimentato per attrarre i turisti, una pratica pericolosa per l’uomo e per gli squali

Lo Squalo Bianco è una specie cosmopolita, che frequenta le acque temperate di tutto il mondo. Sebbene sia possibile osservare la migrazione di alcuni esemplari nelle calde acque dei bacini tropicali, lo squalo bianco vive preferibilmente in acque più fredde, soprattutto per la scelta dei siti riproduttivi.

Tra le aree di riproduzione, che non sono conosciute nel dettaglio, si ipotizza che una possa essere situata lungo le coste Siciliane. La presenza dello Squalo Bianco nel Mediterraneo, infatti, è nota da sempre. La sua popolazione, nelle acque del nostro mare, non raggiunge però le dimensioni e la concentrazione che è possibile osservare in alcuni grandi siti di aggregazione. In particolare, le acque molto produttive del Sud Africa, l’Australia e la California sono alcuni dei punti dove la presenza di questi predatori è maggiore.

E in Italia?

Come tutto il Bacino del Mediterraneo, anche lungo le coste dell’ Italia lo Squalo Bianco fa di tanto in tanto la sua comparsa. Un tempo, quando le tonnare erano più diffuse e meno selettive, veniva ritrovato con una certa frequenza tra le catture accidentali della pesca al tonno. Oggi gli avvistamenti dello Squalo Bianco in Italia sono in rarefazione, soprattutto se confrontati con la dimensione della popolazione lungo le coste del paese. Questo elemento ha spinto ancor di più i conservazionisti a porre l’accento sul declino dello Squalo Bianco nel nostro mare. Tradizionalmente, comunque, le aree di maggior frequentazione dello squalo bianco in Italia sono le acque altamente produttive dell’Alto Adriatico, l’ Alto Tirreno, il Mar Ligure e le coste Siciliane.

Sensi sviluppati da superpredatore

Gli squali sono animali antichissimi, rimasti praticamente immutati da milioni di anni. Il segreto del loro successo è sicuramente da ricercare anche nelle sofisticate strumentazioni di cui dispongono. Gli squali hanno a disposizione infatti un arsenale da guerra degno delle più tecnologiche organizzazioni militari.

L’olfatto di questi animali, ad esempio, è in grado di rilevare i più piccoli segnali chimici. Uno squalo bianco è in grado di rilevare una goccia di sangue dispersa in mille litri o un grammo di tessuto di pesce in una tonnellata d’acqua. Questa straordinaria capacità è garantita da un cervello in cui i lobi olfattivi sono di dimensioni molto generose e da narici altamente specializzate. Le narici degli squali, infatti, sono dedicate solo a questo scopo e sollevate da ogni incarico relativo alla respirazione.

Secondo alcuni autori, lo squalo bianco sarebbe in grado in utilizzare il senso dell’olfatto anche al di fuori dell’acqua. Secondo l’interpretazione di questi studiosi, il comportamento noto come spyhopping , che consiste nell’osservare il mondo oltre la superficie del mare tenendo la testa alta fuori dall’acqua, avrebbe proprio lo scopo di fiutare le particelle odorose nell’aria, dove queste si disperdono molto più efficacemente.

squalo bianco in caccia
spettacolare squalo bianco in caccia

Il sesto senso degli squali: le ampolle di Lorenzini

Gli squali posseggono dei sensi veramente straordinari, così avanzati da essere difficili da immaginare. Tra questi, la capacità di avvertire i campi elettromagnetici è forse la più impressionante. Sulla pelle del capo dello Squalo Bianco, infatti, si aprono un gran numero di pori collegati a sottili tubuli. I tubuli sfociano poi in sacche piene di un gel sensibile al passaggio della corrente elettrica.

Queste sacche sono in comunicazione tra loro, in modo da formare una fitta rete di canali. Tale struttura sensoriale, detta “ampolla di Lorenzini”, permette allo Squalo Bianco di percepire i deboli campi elettromagneti generati dal corpo delle prede. Grazie ad questo speciale senso, gli Squali Bianchi possono individuare le prede anche in assenza totale di visibilità. Questa straordinaria capacità, che appartiene a tutti gli squali, è sfruttata per scopi turistici da alcuni esperti subacquei. Sfruttando la recettività ai campi magneti, infatti, questi sub riescono a far cadere in “trance” gli squali accarezzandogli il muso.

Il trucco, perché di trucco si tratta, sta nella maglia d’acciaio con cui sono fatti i guanti di questi “intrepidi eroi”. Il metallo della maglia, infatti, interagisce con le ampolle di Lorenzini provocando la reazione di stordimento che viene spacciata come “relax da coccole”.

Un pesce a sangue caldo!!

Normalmente si è abituati a ritenere i pesci come animali a sangue freddo, come i rettili e gli anfibi. Lo Squalo Bianco, invece, ha evoluto la capacità di regolare la temperatura corporea, anche se in maniera meno efficiente di quanto facciano mammiferi ed uccelli. Il segreto è nella cosiddetta “rete mirabile”, un intreccio di vasi sanguigni di piccole dimensioni in cui il sangue proveniente dai muscoli e riscaldato per l’intensa attività di questi ultimi, entra in contatto con le arterie riscaldando anche il resto del sangue circolante. In questo modo lo Squalo Bianco riesce a mantenere una temperatura del corpo un po’ più alta dell’ambiente circostante. Grazie a questa endotermia regionale, lo Squalo Bianco riesce ad essere attivo in acque la cui temperatura sarebbe incompatibile con la sua sopravvivenza.

squalo bianco:rete mirabilis
Squalo Bianco: reti mirabili per la regolazione della temperatura corporea

Squalo bianco: la riproduzione

La maggior parte dei pesci cartilaginei si riproduce mediante fecondazione interna. Il maschio possiede una coppia di organi adibiti alla copula, derivati dalla modificazione delle pinne pelviche. Alcune specie sono ovipare e depongono le uova in zone sottoposte ad un intenso passaggio di corrente, in modo da garantirne l’ossigenazione. Altre sono vivipare aplacentate, in cui lo sviluppo dell’embrione avviene internamente all’utero materno ma non vi è passaggio di sostanze nutritive tra il feto e la madre. Alcune specie, infine, hanno evoluto, parallelamente ai mammiferi, una viviparità placentata. In queste specie il feto è in connessione con la madre attraverso una placenta, che lo rifornisce di ossigeno e di nutrimento.

Quest’ultima strategia si è evoluta in alcune specie strettamente imparentate agli Squali Bianchi, mentre in C. Carcharis si riscontra la più comune viviparità aplacentata. In un articolo apparso sulla rivista nature è stato dimostrato come l’utero della femmina di Squalo Bianco, pur non sviluppando una placenta, riesca a fornire ossigeno al feto mediante alcuni adattamenti evolutivi molto singolari. Questo particolare fa luce, almeno in parte, a quello che fino ad oggi era considerato un mistero. Tra gli studiosi, infatti, le modalità di approvvigionamento dell’ossigeno all’interno del grembo da parte dei feti di squali vivipari aplacentati era considerato un vero enigma.

Ad ogni modo, molte sono le cose che ancora non sappiamo sulla riproduzione dello Squalo Bianco e su molti aspetti si hanno solo supposizioni non dimostrate. Le femmine partoriscono da due a dieci cuccioli, lunghi circa un metro e già perfettamente indipendenti e in grado di cacciare. Durante lo sviluppo, nell’utero materno, i cuccioli probabilmente si nutrono di uova non fecondate e, forse, anche di altri feti in una tipologia di cannibalismo intrauterino detto “adelfofagia

Quali sono le prede preferite?

Lo Squalo Bianco è un predatore alpha, occupando una posizione di vertice nella catena alimentare (o, più correttamente, nella “rete trofica”) di cui fa parte. Gli esemplari giovani sono principalmente piscivori, mentre gli adulti spesso cacciano grandi vertebrati come mammiferi marini e tartarughe.

La dieta degli Squali Bianchi, però, varia tra le diverse popolazioni a seconda della disponibilità di prede nelle rispettive aree di nutrimento. Gli Squali Bianchi che vivono nel Mar Mediterraneo, ad esempio, hanno modificato, nel corso dei secoli, le loro preferenze alimentari. Si crede che questo fenomeno sia dovuto alla rarefazione della popolazione di foche in questo bacino.

In assenza di quella che sarebbe stata la loro preda d’elezione, infatti, gli Squali Bianchi mediterranei hanno spostato la loro preferenza verso le popolazioni di tonno rosso, un tempo molto abbondanti. Oggi anche la popolazione di tonni è diminuita; inoltre gli Squali Bianchi sono molto sensibili agli attrezzi da pesca utilizzati per cacciare i tonni. Queste sono due delle cause del rapido declino della popolazione mediterranea di questo meraviglioso predatore.

Squalo Bianco
Squalo Bianco, il predatore più temibile dell’oceano

Attacchi all’uomo

Lo Squalo Bianco attacca l’uomo molto raramente, e quando ciò accade è probabilmente frutto di una svista. La maggior parte degli attacchi, infatti, è stata registrata in casi di acque molto torbide. E’ probabile che in questi casi lo squalo abbia confuso la sagoma dell’uomo con quella di qualche sua preda abituale.

La categoria più vulnerabile agli attacchi dello Squalo Bianco è quella dei surfisti: probabilmente, visti dal basso, la sagoma dell’uomo disteso sulla propria tavola deve trarre in inganno gli Squali Bianchi, che potrebbero confonderla con quella di un otaria. Non sembra un caso, infatti, che le zone dove questi attacchi sono più frequenti siano le coste dell’Australia, del Sudafrica e della California. In questi territori gli Squali Bianchi si avvicinano infatti alle coste per predare proprio questi mammiferi marini.

In caso di attacco all’uomo, nella maggior parte dei casi lo squalo sferra un primo morso “d’assaggio” e poi non continua nell’attacco. E’ probabile che dopo il primo morso lo squalo si renda conto di aver fato un banale scambio di persona e si allontani. Per sfortuna dei surfisti, però, anche un solo morso d’assaggio di uno squalo bianco può provocare ferite molto gravi, in alcuni casi anche mortali.

Strategie di caccia

Lo Squalo Bianco gode della fama di essere un vorace divoratore di qualunque cosa si muova, mosso da un istinto ed un furore omicida che sopravanzi qualunque altro senso. Questa fama è probabilmente dovuta più alle tinte colorite delle pellicole di hollywood che alla realtà dei fatti: lo Squalo Bianco, infatti, è un animale accorto, che seleziona con cura le prede e si dimostra molto attento anche durante gli attacchi.

La strategia di caccia più comune è quella dell’attacco fulmineo dal basso verso l’alto, in cui la preda e lo stesso squalo bianco finiscono col balzare al di fuori dell’acqua, producendosi in uno degli spettacoli più straordinari che la natura selvaggia sappia offrire. Sferrato il primo, terribile attacco, lo squalo in genere si allontana, attendendo la morte della preda, che solitamente arriva per rapido dissanguamento.

Uno studio condotto sula popolazione di squali bianchi di Gaansbai, in Sudafrica, e pubblicata sulla rivista  Functional Ecology , ha dimostrato come in realtà gli Squali Bianchi possano adottare due differenti strategie di caccia, attendendo le prede come fanno i coccodrilli o producendosi in una ricerca attiva di queste all’interno di un vasto territorio. Lo studio mette in risalto anche come le attività umane, specialmente quelle legate al turismo delle immersioni in gabbia con gli Squali Bianchi, abbiano l’effetto di modificare le abitudini comportamentali degli Squali Bianchi. In che modo questo avvenga non è del tutto chiaro, ma pare evidente che sia una tematica da approfondire con grande attenzione.

Immersione gabbia squali bianchi
Immersione in gabbia con gli squali bianchi , una diffusa pratica turistica

Salviamo lo squalo bianco!

Lo Squalo Bianco è oggi inserito dalla IUCN (l’organismo internazionale di valutazione dello stato di salute delle specie selvatiche) come una specie “ in pericolo” (“Vulnerable”) a livello planetario e “gravemente in pericolo” (Critically Endagered”) nel bacino del Mediterraneo. Sebbene non sia ritenuto in imminente pericolo di estinzione, quindi, lo Squalo Bianco è considerato una specie che necessita di protezione perché sussistono le condizioni che potrebbero determinarne il rapido declino su scala globale, mentre localmente la popolazione Mediterranea è ritenuta molto vicina alla scomparsa .

Alla base di questa classificazione ci sono due ordini di problemi: Il primo è relativo alla storia naturale dello squalo bianco: come tutti i predatori di vertice, la sua popolazione è localmente piuttosto limitata e inoltre i tassi di riproduzione e la velocità di accrescimento degli individui è molto bassa. A differenza degli animali che rappresentano gradini più bassi delle rete trofica, i grandi predatori non sono mai presenti in popolazioni troppo estese e spesso rientrano in quelle specie definite “a strategia K”, in cui il tasso di riproduzione e di turn over della popolazione è molto basso.

L’altro ordine di problemi risiede nel drastico mutamento delle condizioni ambientali, per effetto, neanche a dirlo, dell’attività dell’uomo. La rarefezione delle prede, lo shark finning, la caccia a fini alimentari ed industriali e le catture accidentali durante la pesca ad altre specie (soprattutto i tonni) rappresentano i principali elementi critici per la sopravvivenza del più iconico predatore degli oceani. Fermare il declino è ancora possibile, il futuro è nelle nostre mani

Immagini

Bernard DUPONT from FRANCE, CC BY-SA 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0, via Wikimedia Commons

Elias Levy, CC BY 2.0 https://creativecommons.org/licenses/by/2.0, via Wikimedia Commons

Licenze: CC

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